Il Metodo Longo Per Curare Le Emorroidi

Il dottor Antonio Longo e il metodo Longo

Molti identificano le emorroidi con il concetto di malattia emorroidaria.

In realtà le emorroidi sono particolari strutture venose fisiologicamente presenti in ciascuno di noi, localizzate appena sotto la mucosa che riveste le pareti del canale anale. I vasi di questo distretto formano una rete di piccoli cuscinetti che vengono distinti in base alla posizione in interni ed esterni. Questi hanno l’importante compito di garantire, insieme alle strutture muscolari, la capacità di continenza fecale anale.

Fungono infatti da vere è proprie valvole di sicurezza. A riposo sono piene di sangue ed chiudono efficacemente il lume del condotto, ma al momento delle evacuazione si svuotano rapidamente per mezzo della semplice compressione esercitata dalle feci al momento del loro passaggio.
Metodo Longo Per Curare Le Emorroidi
Per malattia emorroidaria invece si intendono l’infiammazione ed i disturbi di circolo a carico dei vasi emorroidari, esperienza che molto probabilmente ciascuno di noi ha provato almeno una volta nella vita. In questo caso i vasi tendono a gonfiarsi dolorosamente, a sanguinare ed in alcuni casi a fuoriuscire dall’ano, creando notevole fastidio e disagio.

metodo longo emorroidi fibre

Le cause di questa patologia non sono ancora chiare, ma ci sono una serie di fattori che predispongono al problema. Dieta povera di fibre, vita sedentaria, obesità, tosse cronica e gravidanza sono le situazioni più comunemente chiamate in causa.

La malattia emorroidaria può avere diversi livelli di gravità. Si distinguono almeno quattro gradi di malattia. Negli stadi più avanzati (grado quattro) la struttura vascolare fuoriesce all’esterno dell’ano (prolassa) e non si riesce a riposizionarla manualmente, cioè a farla rientrare spingendola con le dita.

La maggior parte dei casi si risolve spontaneamente o seguendo semplici indicazioni mediche e comportamentali. L’utilizzo di antinfiammatori e l’ausilio di prodotti emollienti associati ad una buona idratazione, una dieta ricca di fibre ed un po’ di riposo.
Per una piccola percentuale di persone invece la malattia emorroidaria diventa una sorta di condanna che richiede una soluzione più radicale ed invasiva alla quale spesso si arriva dopo anni di sofferenze.

L’approccio chirurgico al problema è stato totalmente rivoluzionato nel corso del tempo. Fino a cinquantanni fa si pensava che l’asportazione delle emorroidi fosse l’unica soluzione definitiva al problema. L’errore di fondo era quello di non aver capito il reale ruolo di queste strutture. Venivano infatti considerate sfiancamenti vascolari patologici e non ne era conosciuta la funzione fisiologica.

L’asportazione delle emorroidi è un tipo di intervento molto doloroso e può portare a conseguenze invalidanti come la perdita della capacità di contenzione fecale.
Le scoperte successive hanno portato allo sviluppo di nuovi tipi di soluzioni meno invasive e più efficaci. Si è osservato che il prolasso delle emorroidi avviene solo a seguito di prolasso della mucosa anale che le ricopre. Da qui lo sviluppo di procedure terapeutiche in grado di salvaguardare le strutture vascolari mantenendo la normale anatomia del canale anale. Questo obbiettivo si può ottenere intervenendo solo sulla mucosa tramite l’escissione del tessuto lasso e prolassato.

Nel 1993 il dottor Antonio Longo ha ideato una tecnica di correzione basata su questo presupposto chiamata appunto ” Il Metodo Longo “.

La procedura è stata denominata PPH (Procedure for Prolapse Haemorroids) ed è stata rapidamente riconosciuta ed utilizzata in tutta Europa, tanto da diventare procedura di scelta per gli interventi su casi di malattia emorroidaria di secondo, terzo e quarto grado. La tecnica ha il vantaggio di non danneggiare il tessuto perineale (il tessuto che circonda l’orifizio anale), una zona molto delicata e molto ricca di terminazioni nervose.

La PPH prevede l’asportazione di una parte di mucosa anale e la rapida sutura del tessuto rimasto. Il procedimento comporta il sollevamento dei tessuti molli dell’ano con riposizionamento automatico delle emorroidi in sede. Per questa tecnica è previsto l’impiego di una particolare suturatrice automatica appositamente studiata, in grado di suturare rapidamente la mucosa anale all’interno del canale anale. Lo strumento meccanico permette la contemporanea asportazione e sutura del tessuto. Quest’ultima avviene attraverso l’applicazione di microscopiche clips in titanio.

Nonostante si tratti di una procedura molto innovativa ed efficace, la PPH del dottor Longo è tuttora una metodica poco conosciuta sia nel campo dell’opinione pubblica che in quello della medicina generica.

Tenete presente che in Italia questo tipo di intervento è già stato effettuato su oltre centomila persone. L’efficacia del trattamento è ormai ampiamente supportata da numerose pubblicazioni e da una casistica molto ampia. Le più famose riviste di medicina specialistica (come The Lancet) hanno illustrato la su validità e la sua maggior efficacia rispetto alla metodica chirurgia tradizionale di asportazione delle emorroidi.

L’intervento del dottor Longo è attuabile in anestesia locale o regionale e richiede dei tempi di esecuzione brevissimi. Bastano circa dieci minuti. L’intervento viene effettuato in day hospital e la sutura interna garantisce una rapida ripresa della normale attività fisica. Considerate che la tecnica classica prevede circa quaranta minuti di intervento chirurgico ed un ricovero di circa cinque giorni.

L’impiego della suturatrice automatica permette l’applicazione di materiale di sutura in porzioni di tessuto povere di recettori sensoriali e quindi scarsamente dolenti. La strumentazione consente di lavorare all’interno del canale anale, in modo da rispettare la normale contiguità dei tessuti, senza interferire con il reflusso sanguigno e senza quindi ostacolare il deflusso di sangue dalle emorroidi.

Nel contempo viene ridotto l’afflusso di sangue arterioso in modo da diminuire la turgidità dei tessuti coinvolti nel prolasso, riducendo la possibilità di recidiva.
L’intervento può anche subire alcune varianti, in modo da essere adattato alle esigenze di ogni tipo di paziente.

I dati raccolti fino ad oggi indicano che la procedura PPH offre una significativa riduzione del dolore post operatorio se confrontata con la metodica tradizionale. Anche la necessità di procedure ano rettali addizionali ad un anno di distanza dalla chirurgia è significativamente più bassa. Il controllo ottenuto sulla malattia emorroidaria è comunque paragonabile a quello ottenibile con la tecnica di escissione, pur salvaguardando le strutture vascolari.

C’è da dire che la PPH è pur sempre un intervento specialistico che necessita di notevole esperienza e perizia. La zona da operare è anatomicamente molto delicata ed il rischio di compromettere la normale funzionalità anale è comunque reale. Evitate quindi di rivolgervi a personale medico poco qualificato. La scelta di una equipe medica specializzata e con esperienza nel settore vale bene qualche disagio. Un maggior tempo di attesa o la necessità di spostamento verso strutture lontane da casa vostra saranno piccoli sacrifici ben compensati.

Il Metodo Longo Per Curare Le Emorroidi

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close